Quando ci si avventura in un paese straniero per la prima volta, soprattutto sapendo di doverci stare per una discreta quantità di tempo, difficilmente si è perfettamente certi del proprio futuro.
Ci sono sempre quelle 5 o 6 domande cruciali che non si può fare a meno di porsi nei giorni prima della partenza o nello scendere dall'aereo appena giunti a destinazione.
"Mi troverò bene?", "Come sarà la gente del posto?"o "Come sarà il clima?" o ancora "Ho fatto davvero la scelta giusta?"e via dicendo.
Nella gran parte dei casi, quando a viaggiare e/o a trasferirsi è un'italiano (uso il termine per indicare genericamente una persona proveniente dall'Italia, non nel senso ristretto di 'uomo italiano') si tende a pensare che lo shock culturale dato dalla evidente presenza di civiltà nel paese straniero sarà alquanto profondo. Le strade pulite, la gente cortese, il silenzio, i mezzi pubblici funzionanti, sono tutte cose che ci si aspetta di trovare, ma che comunque sorprendono sempre noi italiani quando ce li troviamo davanti.
Da questo punto di vista Bruxelles ti semplifica alquanto la vita e la trasferta.
Una volta usciti dalla stazione o scesi dal pullman o da qualsiasi altro mezzo vi abbia condotto dall'Italia al fulcro della vita politica ed economica dell'Europa, vi sentirete a casa.
Bruxelles è sporca, piuttosto rumorosa e non esattamente ordinata come ci si potrebbe aspettare dalla città che ospita il Parlamento Europeo.
Prendete Roma, levategli il sole e i reperti archeologici, sostituite i negozi vendi-tutto cinesi con degli equivalenti arabi, cancellate i migliaia di cartelloni pubblicitari e aggiungete sacchetti dell'immondizia multicolori lungo i marciapiedi e avrete la perfetta raffigurazione di Bruxelles.
L'unica incredibile differenza che potreste notare a primo impatto è che tutti, SUV compresi, si fermeranno per lasciarvi attraversare la strada sulle abbondanti strisce pedonali.
Ma per il resto, non vi sembrerà di esservi allontanati troppo da casa.
Qui sicuramente sanno sfruttare meglio il loro patrimonio culturale, cosa che in Italia rimane ancora un miracolo irraggiungibile.
Un esempio? Il piatto tipico della città sono le "frites", le patatine fritte alla McDonalds (ma non lo dite ai belgi, o rischiereste la fucilazione), che però sono fritte sul momento, con doppia cottura, e servite in simpatici coni da asporto. Le vedrete vendere ovunque, in ogni angolo della città, da banchetti, negozi e furgoncini vaganti. E la maggior parte dei turisti visita Bruxelles con un cono di frites in mano.
E se ci riescono loro con un mucchietto di patatine fritte, cosa dovremmo poter fare noi con una bella pizza fumante?
Ma questa forse è una questione di gusti.
In questi primi tre giorni non ho potuto fare a meno di notare che questa città è un cantiere continuo. Le stazioni della metro in cui sono stata sono invase dai lavori in corso, i marciapiedi sono divelti e pieni di pozze, le facciate di molte case sono coperte da impalcature, le stesse sponde dei famosi laghetti di Ixelles, quello che dovrebbe essere uno dei quartieri chic della città, sono completamente distrutte, lasciando spazio a mucchi di sabbia e calcinacci. Ora c'è da vedere come procederanno questi cantieri. Finora non ho visto muoversi nemmeno un omino con una pala, ma è ancora presto per capire se il sistema italiano è giunto fino a qui, o se i belgi sono più simili ai veloci e precisi asiatici sotto questo punto di vista. Only time will tell, come dicono gli inglesi.
Il costo della vita non è molto diverso da quello al quale siamo abituati a Roma, e probabilmente a Milano e Venzia, le cose costicchiano, ma se sai dove andare te la cavi con poco.
Sicuro è che girare da soli di notte non è esattamente la cosa migliore del mondo.
Però il clima non è così male. Temevamo il freddo e il gelo, ma in realtà c'è anche un po' di sole, in mezzo alle pioggerelle all'inglese che si intervallano a più riprese durante la giornata. Unico problema il vento, ma quello dovrebbe calare nei prossimi giorni. E domani si prevedono addirittura alte temperature!
Tirando le fila del primo approccio, abbiamo una situazione di semi-stallo tra i pregi e i difetti: città sporca, rumorosa e caotica causa lavori, ma dall'altra parte automobilisti cordiali (sebbene amanti del clacson quanto gli italiani), birra a prezzi stracciati e cibo etnico di ogni tipo.
Ah già, e poi ci sono le Mitrallettes. Che in effetti portano Bruxelles ad un leggero vantaggio.
Cosa sono? Beh, vi saluto con una simpatica ed esplicativa immagine!
Au revoir.
Grazie Enri!
RispondiEliminaPiacevolissima lettura
a presto!
alb
Grazie Babbo! :)
EliminaA presto!
Ciao Enrica, le tue osservazioni sono sempre divertenti e brillanti. Ma cosa ci racconti delle persone che frequentate? Si respira aria internazionale? Abituato (purtroppo) a vivere alla periferia dell'Impero, mi chiedo se almeno a Bruxelles ci si senta cittadini europei e membri di una vera comunità.
RispondiEliminaMassimo
Le persone che frequentiamo in realtà sono per di più i compagni di master di Andrea, ragazzi e ragazze della nostra età (con un paio di eccezioni), che in linea di massima sono laureati in Scienze Politiche o facoltà che hanno comunque a che fare con affari esteri e relazioni internazionali. E a parte il fatto che ne sanno parecchie cose in fatto di legislazione europea grazie ai loro studi, non sono molto "fomentati" per la UE.
EliminaAria internazionale in giro ce n'è fino ad un certo punto. L'inglese lo parlicchiano poco anche nei negozi (a meno che uno non vada nei posti chic, e lì parlano anche italiano), ma questo non vuol dire che non siano gentili eh.
C'è moooolto poco di internazionale: ci sono pochi corsi di studio in inglese, non ci sono molte librerie internazionali (anzi, non ne ho vista nemmeno una) e diciamo che se non parli francese, non vai molto lontano, anche a livello lavorativo. Però la città è ben organizzata (anche se sporca), i mezzi sono abbastanza funzionali (quando non si rompono o non sono chiusi per i lavori in corso) e la gente sembra vivere bene.
In quanto a "sentimento di unità" il Belgio è un paese diviso in 2 (quasi 3) regioni che quasi si odiano tra di loro: fiamminghi e valloni si evitano e si sparlano alle spalle. La metà dei francesi non parla il fiammingo e idem viceversa. Fanno fatica a riconoscersi in un paese unico, e anzi lottano per la divisione; non credo di poter dire che si sentono fieri di essere la patria dell'Unione Europea.
L'UE qui è per tutti una buona fonte di guadagno e permette a tutti condizioni di vita migliori, ma la gente non sembra esserci particolarmente affezionata direi.