Se c'è una cosa che ho imparato da quando sono qui in Belgio, e che nessuno può smentire, è che qui non sono capaci a fare le previsioni del tempo. E con questo non voglio dire che ogni tanto facciano degli errori, è proprio una situazione cronica: qui le previsioni del tempo non sono MAI giuste.
E' quasi una legge matematica.
Dimostrazione? Sono due settimane che il meteo annuncia il bel tempo e, ovviamente, non s'è visto il sole. Poi improvvisamente venerdì diventa bello e per tutto il week-end, anzi addirittura fino ad oggi, vengono annunciate temperature sopra i 20° e un sole che spacca le pietre.
Bene, sabato è effettivamente stata una giornata di sole splendida, che abbiamo avuto il piacere di passare ad un barbecue party con dei colleghi di corso di Andrea, mentre ieri ci siamo diretti a Maastricht, per fare la nostra prima gita fuori porta.
Per quanto Maastricht sia effettivamente oltre il confine olandese, anche lì si prevedeva tempo splendido, e dopo un sabato trascorso in maniche corte e occhiali da sole, ci aspettavamo un piacevole bis di bel tempo.
Sta di fatto che ieri mattina alle 7 (il treno partiva alle 9) ci svegliamo con 9° e, per fortuna, decidiamo di organizzarci con maniche lunghe e "maglioni di emergenza", che ovviamente non ci siamo scollati di dosso per tutta la giornata.
Il cambio treno a Liegi è stato alquanto preoccupante: vento gelido, nuvoloni e pioggia, tanto da farci rimpiangere di non esserci portati i cappotti, invece dell'ottimistico giacchetto di pelle. Per fortuna arrivati a Maastricht la situazione è migliorata (nel senso che ha smesso di piovere e che in un'oretta è andato via il vento) e, nonostante anche lì fosse previsto sole e caldo, le nuvole ci hanno garbatamente fatto compagnia per tutto il giorno.
Fortunatamente, grazie alla nostra gentilissima guida Sara, un'amica di Andrea che vive in loco da un paio di anni e che si è presa la briga di portarci in giro, abbiamo potuto visitare Maastricht infischiandocene del grigiore!
La città è davvero piccina, e credo di poter dire che l'abbiamo girata praticamente tutta, ma molto graziosa, soprattutto il grande parco che si apre sotto i resti delle mura romane, e che ospita tante simpatiche bestiole (capre e altri animaletti da fattoria, più qualche cerbiatto) che si godono il verde e il pane offertogli dai visitatori.
A pranzo abbiamo avuto finalmente modo di assaggiare qualche piatto tipico (dopo i waffles e le frites di Bruxelles, che lasciano un po' a desiderare), gustando i tradizionali piatti di carne, che ricordano una versione più aromatizzata del nostro spezzatino: lo Zoervleis (manzo marinato) e lo Huidvleis (pasticcio di maiale).
Punto forte della città sono le innumerevoli chiese medievali, il cui numero è talmente elevato che alcune di esse (ovviamente senza utilizzo) sono state destinate ad altro uso: una è diventata uno spettacolare albergo di lusso, un'altra una libreria e pare ce ne siano altre ancora. Abbiamo avuto modo di visitare queste due e devo dire che sono davvero affascinati: l'architettura interna è rimasta assolutamente invariata, i muri, le decorazioni, i dipinti e le vetrate sono accompagnate da poltrone e mobili di design e l'impatto visivo è davvero spettacolare.
[al più presto cercherò di caricare qualche foto!]
Nonostante il meteo abbia fallito miseramente ancora una volta, siamo riusciti a goderci il nostro week-end e la nostra gita, per la quale ringrazio tanto Sara, e vi lascio lasciandovi immaginare quale sia il meraviglioso clima di oggi...
Ieri abbiamo conosciuto
RispondiEliminaRamona Ponzini
che, seppur giovane, ha appena tradotto il libro
I segreti di Murakami
di Teruhiko Tsuge.
Molto simpatica e interessante. Suoi riferimenti:
http://it.linkedin.com/pub/ramona-ponzini/16/3aa/b99
Ciao!
EliminaHo visto il suo cv, in effetti è molto preparata e ha anche studiato in Giappone. Questo dicembre vorrei prendere la sua stessa certificazione di lingua e spero che con quella le cose inizino a girare meglio anche per me.
Per quanto riguarda il tuo vecchio commento, io in realtà l'avevo letto e avevo anche risposto, ma non so perché non riesco a trovare più la risposta (né il tuo commento originale) nel blog.
In sintesi, quello che ti avevo scritto è che qui l'aria non è tanto diversa. All'interno delle istituzioni e delle convention (che io frequento poco) si respira molto europeismo, ma tra la gente normale questo è un posto come un altro. Ci sono interi quartieri (in centro) in stati pietosi, senza tetto in giro per tutte le strade, e la gente vede l'UE principalmente come ciò che porta il pane a casa della maggior parte delle famiglie.
Ti basti pensare che il Belgio è diviso nettamente in due parti, quella francese e quella fiamminga (senza contare i tedeschi), che fanno già parecchia fatica a sopportarsi a vicenda, e sinceramente mi sembra che essere "europei" sia l'ultimo dei pensieri dei belgi.
Avevo anche postato questo commento, ma forse è andato perso:
RispondiEliminaCiao Enrica, le tue osservazioni sono sempre divertenti e brillanti. Ma cosa ci racconti delle persone che frequentate? Si respira aria internazionale? Abituato (purtroppo) a vivere alla periferia dell'Impero, mi chiedo se almeno a Bruxelles ci si senta cittadini europei e membri di una vera comunità.
Molto interessante, grazie.
RispondiEliminaMAB